UN LUOGO MAGICO

Siete in procinto di partire per l’Irlanda? O siete alla ricerca di qualche luogo suggestivo, magico e incantato?

Allora non potrete non subire il fascino delle “siepi scure”  – The Dark Hedges.

sentiero incantato.jpg(foto da web)

Bo Kaap un quartiere a colori

Non so perché le guide si ostinino a scrivere di fare attenzione in questo quartiere, lo definiscono pericoloso, consigliano di venirci accompagnati.

Noi lo abbiamo trovato tranquillissimo!

Turisti a passeggio, bambini che giocano, donne velate con la borsa della spesa…e tutti sorridenti e gentilissimi, mah!

Questa è una delle zone residenziali più vecchie di Cape Town, le prime case risalgono alla fine del 1700.

Fondato dai primi schiavi liberi , chiamati Cape Malay (malesi del capo) in realtà queste genti provenivano da India, Madagascar, Africa, Sri Lanka e solo una piccola parte era malese, nel tempo è diventato il quartiere degli islamici della città.

Una chicca il Bo Kaap museum al numero 71 di Wale St., bell’esempio di casa e di vita di una famiglia musulmana benestante nell’Ottocento.

In resto dell’articolo lo potete trovare su Beatravelplanner

TRA MARE E MINIERE

Questa volta voglio portarvi a fare un giro in Sardegna. Ma non la solita Sardegna di Porto Cervo o della Costa Smeralda.

Ogni volta che torniamo nella terra natia di mio marito cerchiamo qualche posticino caratteristico e magari un po’ isolato – anche in agosto – per scoprire un pezzettino di questa regione meravigliosa che mi ha rapito il cuore.

La Sardegna non è solo mare da sogno, ma soprattutto, terra misteriosa, leggendaria, un’isola che mantiene ancora molte tradizioni arcaiche, e per me che amo le “memorie”  dei luoghi  che visito, una vera scoperta.

4 mori.jpg

Così in questa ricerca sono riuscita a far vedere anche a mio marito un pezzo della sua terra sconosciuta anche a lui.

Partiamo alla volta di Stintino nella costa nord-occidentale dell’Isola; faremo “base” presso il B&B “Sul Porto” gestito dal bravissimo, entusiasta e simpaticissimo Giorgio (Giorgio Gavini / giogav@yahoo.it / + 39 392.3860048) che ci ha fatto sentire come a casa!

Il luogo che andremo a visitare si trova a circa 40 km da Stintino; percorriamo la strada statale n° 18 che fa da sfondo a boschetti di macchia mediterranea nel territorio della Nurra; il panorama è mozzafiato tra dune, calette paradisiache , rocce scolpite dal vento e dal tempo.

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Parcheggiamo l’auto nella piazza del paesino accanto al “Bar del Minatore” e ci addentriamo lungo le vie.

L’Argentiera fa parte del Parco Geominerario della  Sardegna e in questo momento è in corso la ristrutturazione della vecchia “laveria di legno”, un insieme di edifici addossati l’uno all’altro il cui materiale costruttivo principale è il legno e che era collegata alle galleria da cui venivano trasportati i minerali:

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La vecchia miniera, abbandonata definitivamente nel 1963, era stata realizzata nel 1840 ed era atta all’estrazione di argento, piombo e zinco, grazie alla quale il piccolo insediamento prosperò. Ma l’erosione delle rocce dovuta alla vicinanza al mare causò una serie di crolli devastanti in cui morirono moltissimi minatori, le cui anime  – si dice – si aggirino ancora nei vecchi ruderi.

Camminando in questo luogo magico e misterioso quello che più mi colpisce è il silenzio; solo il rumore del  vento di maestrale fa da colonna sonora alla nostra visita. L’atmosfera è unica e affascinate; non posso fare a meno di immaginare la vita frenetica e faticosa durante il periodo di massimo splendore della miniera. Le  abitazioni dei minatori sembrano parlare di momenti terribili e di momenti conviviali. Sembra che il tempo si sia fermato nel momento esatto in cui la miniera venne abbandonata e della presenza di uomini e donne che qui vissero resta solo la testimonianza di queste mura silenti ed una vecchia ancora abbandonata davanti alla porta della Chiesa intitolata a Santa Barbara, protettrice dei minatori:

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Guardando il mare, così impetuoso e altero, sferzato dal maestrale, non posso fare a meno di pensare al libro di Salvatore Niffoi “Ritorno a Baraule”.

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Ha un che di maestoso, irraggiungibile, surreale, una forza straordinaria che bene si accosta al paesaggio circostante.

La caletta che raggiungiamo è di sabbia fine e scura con striature argentee; il mare è limpidissimo e cristallino che contrasta con gli scogli scuri, creando dei giochi  di luce che mi abbagliano.

Per oggi rinunciamo al bagno visto che il mare è davvero molto agitato, ma ci ripromettiamo di tornarci perché questo luogo ci ha affascinato e colpito come pochi, magari durante il Festival letterario “Sulla terra leggeri” che si svolge tra luglio ed agosto in questa cornice suggestiva.

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Certo, non è forse la Sardegna che ti aspetti, ma se siete alla ricerca di luoghi incontaminati, di emozioni, di luoghi che “parlino” questo è il posto che fa per voi. Ma affrettatevi: una volta che la ristrutturazione del borgo minerario sarà terminata sono certa che diventerà metà fissa per molti turisti!

 

INFORMAZIONI

L’Argentiera si trova nel comune di Sassari, è raggiungibile percorrendo la strada che da Porto Torres conduce fino a Palmadula; bisogna proseguire sulla SP 18 in direzione Argentiera.

LIBRI

“Passavamo sulla terra leggeri” di Sergio Atzeni (ed. Mondadori – anche ebook)

La storia romanzata dei S’ard, i “danzatori delle stelle”, gli antichi abitanti della Sardegna, tra battaglie, tradizioni , protagonisti realmente esisti e inventati.

 

“Ritorno a Baraule” di Salvatore Niffoi (ed. Adelphi)

Una Sardegna immaginaria, un viaggio all’interno delle tradizioni, tra cose dette e silenzi pesanti. Un giallo “esistenziale”

 

“Accabadora” di Michela Murgia (ed. Einaudi)

“Colei che finisce”: è questo il termine sardo che indicava una donna, che “accompagnava” alla morte persone anziane e malate. In questo libro ritroviamo una Sardegna arcaica, entriamo nelle tradizioni di una terra aspra che ancora oggi vivono. La Murgia in questo libro tocca temi delicati quali l’adizione e l’eutanasia con tatto e delicatezza.

 

“Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede” di Michela Murgia (ed. Super ET – anche ebook)

“Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate, morti che sono colpa di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove la luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, truci culti di santi che i papi si sono scordati di canonizzare, porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir contro i quali le promesse spose strusciano impudicamente il ventre nel segreto della notte, vegliate da madri e nonne. C’è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto più parlato, le parole sono luoghi più dei luoghi stessi, e generano mondi. Un’isola delle storie che va visitata così: attraverso percorsi di parole che disegnino i profili dei luoghi, diano loro una forma al di là delle pietre lise, li rendano ricordo condiviso e infine aiutino a dimenticarli, perché non corrano il rischio di restare dentro e prenderne il posto. Questa storia è un viaggio in compagnia di dieci parole, dieci concetti alla ricerca di altrettanti luoghi, più uno. Undici mete, perché i numeri tondi si addicono solo alle cose che possono essere capite definitivamente. Non è così la Sardegna, dove ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente, conservando la misteriosa verginità delle cose solo sfiorate.”

(tratto dalla prefazione)

 

 

Viaggio in Irlanda….in moto! (raggiungiamo Belfast)

Siii!!!

Oggi c’è il sole, raggiungiamo Belfast velocemente e altrettanto velocemente il nostro navigatore ci conduce all’ alloggio.

Abbiamo solo mezza giornata per visitare la città e così lasciata Gajendra nel parcheggio del b&b, ci dirigiamo verso il centro città. Siamo capitati in pieno Gay Pride, un tripudio di colori! Figuratevi due appassionati di fotografia che si ritrovano in mezzo a migliaia di persone abbigliate nei modi più fantasiosi….ci divertiamo un sacco e ci dimentichiamo completamente di visitare la città.

Però non ci dimentichiamo che è stato da pochi mesi inaugurato il Titanic Belfast e così proseguiamo per il Titanic Quarter dove non riusciremo a vedere la mostra perché i biglietti per la giornata sono esauriti (ho detto che è una vacanza sfortunata) però riusciamo a fare qualche scatto davvero bello della struttura.

Il seguito del racconto e del viaggio su www.beatravelplanner.net

I muri che dividono il mondo

Lanciato in occasione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, Connected walls è un progetto per riflettere sugli altri muri che ancora dividono i popoli (sono ancora 41 in tutto il mondo) raccontandone due: quello che divide gli Stati Uniti dal Messico e quello tra il Marocco e l’enclave spagnola di Ceuta.

Nel corso di due mesi quattro registi locali vivono e filmano il loro lato del muro, usando il sito per superare i pregiudizi tra le comunità che il muro invece contribuisce a confermare e rinforzare. Ogni dieci giorni i registi devono realizzare e pubblicare dei brevi documentari su temi votati dagli utenti, collaborando nonostante la barriera fisica e culturale che li separa.  Fonte: Internazionale.it


 

 

Van Gogh Bicycle Path

E' stata inaugurata il mese scorso la pista ciclabile "stellata" , omaggio di un artista olandese al pittore e alla sua opera  “Starry Night”

ciclabile-stellata

Vi lasciamo alcuni link per approfondire

 

http://www.bikeitalia.it/2014/11/21/la-pista-ciclabile-stellata-in-omaggio-a-van-gogh/

http://it.ibtimes.com/articles/72597/20141114/pista-ciclabile-solare-van-gogh-illumina-eindhoven-olanda.htm

http://tg24.sky.it/tg24/mondo/photogallery/2014/11/21/pista_ciclabile_luminosa_daan_roosegaarde_heijmans.html

REDIPUGLIA – PRESENTE!

Vi voglio parlare di una località della mia regione il Friuli Venezia Giulia.

Una località che evoca echi lontani di guerra, in cui il silenzio assoluto ti avvolge, in cui puoi immaginare il tormento e il patimento degli uomini, in cui respiri la Storia.

Questa località si trova a pochi passi da Gorizia ed è il Sacrario Militare di Redipuglia, in Comune di Fogliano di Redipuglia.

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E’ il più grande sacrario militare d’Italia realizzato sulle pendici del Monte Sei Busi e custodisce i resti di più di centomila soldati caduti nelle battaglie svoltesi nelle zone circostanti (siamo nella zona di confine tra Italia, Austria e Slovenia – ex Jugoslavia) durante la Prima Guerra Mondiale.

Abbiamo deciso di fare questa sorta di “pellegrinaggio” proprio in occasione del centenario dello scoppio della “Grande Guerra”.

Prima di salire al Sacrario vero e proprio composto da tre livelli e le cui tre croci sulla sua sommità  richiamano l’immagine del Monte Golgota e la crocifissione di Cristo,

vista

decidiamo di visitare, parcheggiata l’auto nell’ampio parcheggio, il Colle S. Elia (Parco delle Rimembranze)  che si trova proprio di fronte al Sacrario.

Lungo il viale che ci porterà ad ammirare una colonna romana proveniente dalla vicina Aquileia, a ricordo di tutti i caduti di tutte le guerre, si trovano cippi commemorativi in pietra carsica con riproduzioni di cimeli ed epigrafi

cimeli.jpg

cimeli 3
stufa da trincea
telefono
telefono da campo
epigrafe
epigrafe commemorativa

In questa passeggiata  il silenzio e il rispetto sono palpabili…un silenzio innaturale, si respira un’atmosfera particolare.

Lasciato il Colle S. Elia, attraversiamo la strada e ci troviamo di fronte l’imponenza del Sacrario che mette un po’ soggezione, non solo per la sua Storia ma soprattutto per quello che simboleggia.

Percorriamo la “Via Eroica” lastricata di targhe in bronzo indicanti i nomi delle varie località carsiche in cui sono state combattute le battaglie, arrivando alle Tombe dei Generali (qui è sepolto il Comandante della Terza Armata Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, su sua espressa volontà).

Iniziamo la salita i cui gradoni custodiscono le spoglie di quasi 40.000 soldati identificati; è impressionante…credo che ognuno di noi riesca a trovare il proprio cognome, magari un trisnonno o un parente lontano, quasi una specie di albero genealogico. Sopra ogni gradone si legge la scritta “Presente”, ripetuta quasi all’infinito

presente

Arriviamo alla sommità della gradinata dove si trovano due grandi tombe comuni dei 60.000 soldati ignoti:

ignoto.jpg

Ci addentriamo alle spalle del Sacrario dove si trovano due sale Museali (chiuse! Sigh!) e l’Osservatorio con un plastico del territorio e delle battaglie

ulivi.jpg

Il Sacrario lo avevo visitato da piccola, probabilmente in gita con la scuola, ma tornarci da adulta e con mio marito mi ha dato delle emozioni forti, molti pensieri si accavallano e proprio mentre scendiamo la lunga scalinata i miei occhi incontrano questo:

chicchi

forse un omaggio di qualcuno che ci ha preceduto..o (come voglio pensare) un simbolo ed un segno di speranza in questo luogo che è si di morte ma soprattutto di ricordo e di monito.

“…Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo”

(tratto da “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu)

 

INFORMAZIONI

Redipuglia E’ raggiungibile in auto (autostrada Venezia-Trieste, uscita Redipuglia proseguendo per 2 km in direzione Fogliano Redipuglia), in treno (stazione ferroviaria di Redipuglia sulla linea Udine-Gorizia-Trieste), in aereo (aeroporto di Ronchi dei Legionari, 5 km).

Sempre aperto

Per la visita alle salette museali, Si consiglia di contattare la direzione per gli orari di apertura e chiusura

Segnalo anche il piccolo Museo a fianco del parcheggio in cui sono contenuti cimeli, uniformi e lettere dei soldati:

Via III Armata

34070 Fogliano Redipuglia (GO)

Tel. +39 0481 489024

Sentieri di Pace

Ufficio di Informazione e Accoglienza Turistica di Fogliano Redipuglia

Via III Armata, 54

I-34070 Fogliano Redipuglia (GO)

Tel. +39 0481 489139

plfogliano@tiscali.it

 

APPROFONDIMENTI

http://www.itinerarigrandeguerra.it/

Vorrei segnalare una bella iniziativa:

http://www.tapum.it/

“Il cammino della memoria”, quasi 2.000 km percorsi a piedi nei luoghi simbolo della Grande Guerra.

 

LIBRI

Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu (ed. Einaudi – anche ebook)

Ambientato sull’Altipiano di Asiago (non lontano da qui) è un libro memoria  che Lussu , ufficiale della Brigata Sassari, scrisse durante i suoi giorni sull’altopiano tra il giugno del 1916 e il luglio del 1917. E’ ritenuto (a ragione, secondo il mio modesto parere) una delle più grandi opere sulla Prima Guerra Mondiale.

“Catastrofe 1914 – L’Europa in guerra”  di Max Hastings (ed. Neri Pozza – anche ebook)

 

 

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