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Prossima fermata: TRIESTE MITTELEUROPA

Ognuno di noi ha delle città che porta nel cuore. Devo dire che le mie città e luoghi del cuore sono molteplici.

Ma un posto particolare, da sempre, è occupato da Trieste. Forse proprio per quell’aria mitteleuropea, quell’atmosfera che solo le città di confine riescono a trasmettermi.

Del Castello di Duino, alle porte della città, ho già parlato.

Nella mia “top ten triestina” rientra il  Castello di Miramare

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con la sua Storia e le sue leggende: il fantasma del Principe Massimiliano che ancora vaga nel Parco del Castello o quella della maledizione di Carlotta, moglie di Massimiliano, per cui “chiunque abiterà sotto questo tetto muoia come il mio consorte: lontano dalla patria, lontano dagli affetti, di violenta morte, in peccato mortale”.

Leggende suggestive e maledizioni a parte, dal Castello si goda una vista magnifica su tutto il Golfo di Trieste, le sue stanze sono riccamente e finemente decorata ed arredate. E il tramonto da qui è davvero stupefacente

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Tutti conoscono una delle Piazze più belle d’Italia: Piazza Unità d’Italia, che è un po’ il simbolo di questa città

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Unica la statua a ricordo dei Bersaglieri giunti in città, il 3 novembre  1918 alla fine della Grande Guerraimage

Come unica è quella delle “Ragazze di Trieste” che raffigura due donne, sedute sul muro, intente a cucire il Tricoloreimage

Ma un luogo che secondo me dovrebbe essere tappa d’obbligo, è la Risiera di San Sabba, dal 1965 Monumento Nazionale – aperta tutti i giorni dalle ore 9,00 alle ore 19,00.

Durante l’occupazione nazista, fu l’unico campo di sterminio in territorio italiano. La visita a questo Monumento e al suo Museo interattivo lasciano il segno.

Almeno una volta l’anno faccio una visita ed ogni qualvolta ne ho la possibilità porto anche i nostri amici che vengono da fuori Regione. Credo sia importantissimo tenere memoria e conoscere cosa qui successe in quegli anni.

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Resti del forno crematorio

Se volete preparavi alla visita io consiglio la visione di questo video.

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Celle

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Un’altra tappa d’obbligo, per conoscere o approfondire la Storia di questa terra, è la Foiba di Basovizza, anch’esso Monumento Nazionale.  E’ posto all’aperto e quindi, per la sua visita, non c’è alcuna limitazione di orari. Consiglio però di farla coincidere con l’apertura del Centro di Documentazione, con ingresso gratuito: marzo/giugno tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00, luglio/febbraio tutti i giorni tranne il mercoledì dalle ore 10.00 alle 14.00.image

Le foibe sono delle cavità rocciose a forma di imbuto rovesciato che possono raggiungere una profondità di 200 metri.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale migliaia di italiani, che si opponevano all’espansione del regime comunista jugoslavo, furono “infoibati” e cioè gettati, spesso ancora vivi, all’interno di queste cavità. Una parte di Storia ancora poco conosciuta e che ancora oggi è oggetto di accese discussioni.

Ma la Trieste che io ho nel cuore è anche un’altra: è quella città che è crogiolo di religioni, essenza stessa di Trieste.

Merita, in questo senso, una visita la Chiesa Serbo ortodossa di San Spiridione, fulcro della Comunità serbo ortodossa della città.

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Interni della Chiesa serbo ortodossa di S.Spiridione

Nata sulle fondamenta di una Chiesa ortodossa, fu completamente edificata intorno al 1868. Può ospitare al suo interno fino a 1600 persone.

La sua architettura è in stile “orientale”, con la pianta a croce greca e cinque cupole dal caratteristico colore azzurro

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Un altro edificio simbolo della multireligiosità di Trieste è la Sinagoga in Via San Francesco, che merita senz’altro una visita. E’aperta al pubblico ed è possibile, al costo di € 3,50, partecipare ad una visita guidata, tutte le domeniche alle ore 10.00-11.00-12.00. La visita dura circa 45 minuti.

C’è anche una Trieste “mangereccia”. I posti che io preferisco sono essenzialmente due.

Il Primo si trova nella zona di Cavana: SaluMare, il laboratorio del pesce. Se siete amanti dei piatti di mare, non può mancare una fermata in questo luogo caratteristico.

Il secondo è per gli amanti – soprattutto – della carne: da Pepi. Non deve assolutamente mancare una tappa: cibo tipicamente austroungarico, un tuffo nel passato…culinario. E se siete di fretta niente paura: un panino di porzina con kren vi darà la carica per continuare la visita di questa magnifica città!

 

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GHETTO EBRAICO DI VENEZIA

Pur vivendo a meno di un’ora da una delle città più belle e speciali del mondo, non solo ci veniamo di rado ma ogni volta facciamo il solito giretto: piazza San Marco, ponte di Rialto, riempiendoci gli occhi di tanta bellezza.

Ma questa volta avevamo pensato a qualcosa di diverso e ci siamo fermati a dormire una notte per scoprire com’è Venezia quando la maggior parte dei turisti se ne va e lascia le sue calli e i suoi campielli vuoti.

La scelta è ricaduta sul B&B BARABABAO: posizione strategica – a tre minuti dal ponte di Rialto e a cinque minuti da piazza San Marco, ma allo stesso tempo fuori dalla confusione e a due passi dalla zona di Canareggio.

Questa volta concentriamo la visita nel “Ghetto ebraico”, che venne creato dalla Repubblica di Venezia il 29 marzo 1516 – quest’anno si celebra il cinquecentenario -: venne stabilito che tutti gli ebrei della città vivessero in un’unica zona di Venezia e che qui concentrassero i loro affari – il termine ghetto nasce proprio qui dalla storpiature della parole “geti” che in veneziano indicava l’area dove si trovavano le fonderie e dove furono mandati a vivere gli ebrei della città.

Fu il primo ghetto d’Europa.

Quando vennero promulgate le leggi razziali nel 1938 anche gli ebrei del ghetto di Venezia videro venir meno i loro diritti civili e durante le persecuzioni nazifasciste delle 246 persone deportate nei campi di sterminio, solo 8 fecero ritorno.

Ai giorni nostri in questa zona di Venezia l’atmosfera è molto più rilassata e si respira ancora un forte senso di appartenenza da parte della seppur scarna comunità ebraica che qui ancora risiede.

Passeggiando nelle calli e nei vicoli si scorgono negozi kosher, laboratori artigianali, ristoranti con cucina tipica ebraica – a tal proposito consiglio una sosta al ristorante “Gam Gam” in Cannaregio 1122 dove si possono assaggiare le prelibatezze della cucina ebraica -.

Altra tappa immancabile – oltre al girovagare senza meta nel quartiere – è il Museo Ebraico , dove potrete ammirare oggetti pregiati donati da privati che vi faranno entrare nella tradizione e nella cultura ebraica oltre che manoscritti antichi. Il Museo, inoltre,  ha una sezione didattica organizzata con filmati, immagini ed oggetti che spiegano la vita degli ebrei veneziani.

Sempre presso il Museo è possibile prenotare la visita guidata delle Sinagoghe (prezzo Euro 10,00 che comprende anche la visita del Museo): ogni ora a partire dalle 10.30 – ultima visita guidata, dal 1° giugno al 30 settembre alle ore 17.30; dal 1° ottobre al 31 maggio alle ore 16.30. –  partono le visite con una guida alle tre Sinagoghe ancora visitabili.

Per me è stata una bellissima esperienza – oltre che molto interessante -: ero riuscita ad entrare in una Moschea, in templi buddisti ed in alcuni induisti, ma l’interno di una Sinagoga era per me un mistero!

Sono rimasta stupita ed estesiata!

La bellezza degli interni – soprattutto di quella che ancora oggi viene usata per le funzioni religiose – e la somiglianza per certi versi con l’impostazione liturgica delle nostre Chiese cattoliche, mi ha molto colpito.

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Al centro della Sinagoga sono custoditi i rotoli della Torah avvolti in una stoffa pregiata. Durante le funzioni vengono letti  mediante l’uso di un bastone,  in quanto è proibito toccare le Sue pagine a mani nude.

Quando non ci sono funzioni i rotoli vengono “nascosti” da un drappo di stoffa con incisioni in ebraico – nella foto sopra l’armadio che contiene la Torah è scoperto ed aperto in quanto non contiene alcun rotolo -.

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Gli interni sono finemente decorati e la mia attenzione è stata attirata soprattutto dalla maestosità dei lampadari

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Non vi resta che partire per la “città più bella del mondo” e magari dare un’occhiata a questi luoghi che ho brevemente descritto, pregni di Storia.Per vedere una parte di Venezia (forse) meno conosciuta. Per immergersi nella cultura, nelle tradizioni e, perché no, anche nella cucina ebraica.

LONELY PLANET E IL FRIULI-VENEZIA GIULIA

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E’ di questi giorni la notizia che Lonely Planet – casa editrice tra le più famose per quanto concerne i viaggi – ha “incoronato” le 10 Regioni top al mondo. Permettetemi un po’ di “sano campanilismo” perchè al quarto posto è risultata la mia Regione: il Friuli Venezia Giulia. Ha un territorio poco vasto ma che racchiude territori ancora selvaggi come le “nostre” montagne o spiagge alla moda. Città e luoghi che hanno scritto la Storia come Trieste, Redipuglia e molti altri. Senza farsi mancare un buon bicchiere di vino da accompagnare magari ad una fetta di frico con polenta ^_^.

E se questa classifica ha stuzzicato la vostra curiosità, iniziate da questi due luoghi che da soli meritano una visita in FVG: Redipuglia e il Castello di Duino.

 

TRA MARE E MINIERE

Questa volta voglio portarvi a fare un giro in Sardegna. Ma non la solita Sardegna di Porto Cervo o della Costa Smeralda.

Ogni volta che torniamo nella terra natia di mio marito cerchiamo qualche posticino caratteristico e magari un po’ isolato – anche in agosto – per scoprire un pezzettino di questa regione meravigliosa che mi ha rapito il cuore.

La Sardegna non è solo mare da sogno, ma soprattutto, terra misteriosa, leggendaria, un’isola che mantiene ancora molte tradizioni arcaiche, e per me che amo le “memorie”  dei luoghi  che visito, una vera scoperta.

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Così in questa ricerca sono riuscita a far vedere anche a mio marito un pezzo della sua terra sconosciuta anche a lui.

Partiamo alla volta di Stintino nella costa nord-occidentale dell’Isola; faremo “base” presso il B&B “Sul Porto” gestito dal bravissimo, entusiasta e simpaticissimo Giorgio (Giorgio Gavini / giogav@yahoo.it / + 39 392.3860048) che ci ha fatto sentire come a casa!

Il luogo che andremo a visitare si trova a circa 40 km da Stintino; percorriamo la strada statale n° 18 che fa da sfondo a boschetti di macchia mediterranea nel territorio della Nurra; il panorama è mozzafiato tra dune, calette paradisiache , rocce scolpite dal vento e dal tempo.

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Parcheggiamo l’auto nella piazza del paesino accanto al “Bar del Minatore” e ci addentriamo lungo le vie.

L’Argentiera fa parte del Parco Geominerario della  Sardegna e in questo momento è in corso la ristrutturazione della vecchia “laveria di legno”, un insieme di edifici addossati l’uno all’altro il cui materiale costruttivo principale è il legno e che era collegata alle galleria da cui venivano trasportati i minerali:

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La vecchia miniera, abbandonata definitivamente nel 1963, era stata realizzata nel 1840 ed era atta all’estrazione di argento, piombo e zinco, grazie alla quale il piccolo insediamento prosperò. Ma l’erosione delle rocce dovuta alla vicinanza al mare causò una serie di crolli devastanti in cui morirono moltissimi minatori, le cui anime  – si dice – si aggirino ancora nei vecchi ruderi.

Camminando in questo luogo magico e misterioso quello che più mi colpisce è il silenzio; solo il rumore del  vento di maestrale fa da colonna sonora alla nostra visita. L’atmosfera è unica e affascinate; non posso fare a meno di immaginare la vita frenetica e faticosa durante il periodo di massimo splendore della miniera. Le  abitazioni dei minatori sembrano parlare di momenti terribili e di momenti conviviali. Sembra che il tempo si sia fermato nel momento esatto in cui la miniera venne abbandonata e della presenza di uomini e donne che qui vissero resta solo la testimonianza di queste mura silenti ed una vecchia ancora abbandonata davanti alla porta della Chiesa intitolata a Santa Barbara, protettrice dei minatori:

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Guardando il mare, così impetuoso e altero, sferzato dal maestrale, non posso fare a meno di pensare al libro di Salvatore Niffoi “Ritorno a Baraule”.

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Ha un che di maestoso, irraggiungibile, surreale, una forza straordinaria che bene si accosta al paesaggio circostante.

La caletta che raggiungiamo è di sabbia fine e scura con striature argentee; il mare è limpidissimo e cristallino che contrasta con gli scogli scuri, creando dei giochi  di luce che mi abbagliano.

Per oggi rinunciamo al bagno visto che il mare è davvero molto agitato, ma ci ripromettiamo di tornarci perché questo luogo ci ha affascinato e colpito come pochi, magari durante il Festival letterario “Sulla terra leggeri” che si svolge tra luglio ed agosto in questa cornice suggestiva.

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Certo, non è forse la Sardegna che ti aspetti, ma se siete alla ricerca di luoghi incontaminati, di emozioni, di luoghi che “parlino” questo è il posto che fa per voi. Ma affrettatevi: una volta che la ristrutturazione del borgo minerario sarà terminata sono certa che diventerà metà fissa per molti turisti!

 

INFORMAZIONI

L’Argentiera si trova nel comune di Sassari, è raggiungibile percorrendo la strada che da Porto Torres conduce fino a Palmadula; bisogna proseguire sulla SP 18 in direzione Argentiera.

LIBRI

“Passavamo sulla terra leggeri” di Sergio Atzeni (ed. Mondadori – anche ebook)

La storia romanzata dei S’ard, i “danzatori delle stelle”, gli antichi abitanti della Sardegna, tra battaglie, tradizioni , protagonisti realmente esisti e inventati.

 

“Ritorno a Baraule” di Salvatore Niffoi (ed. Adelphi)

Una Sardegna immaginaria, un viaggio all’interno delle tradizioni, tra cose dette e silenzi pesanti. Un giallo “esistenziale”

 

“Accabadora” di Michela Murgia (ed. Einaudi)

“Colei che finisce”: è questo il termine sardo che indicava una donna, che “accompagnava” alla morte persone anziane e malate. In questo libro ritroviamo una Sardegna arcaica, entriamo nelle tradizioni di una terra aspra che ancora oggi vivono. La Murgia in questo libro tocca temi delicati quali l’adizione e l’eutanasia con tatto e delicatezza.

 

“Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede” di Michela Murgia (ed. Super ET – anche ebook)

“Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate, morti che sono colpa di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove la luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, truci culti di santi che i papi si sono scordati di canonizzare, porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir contro i quali le promesse spose strusciano impudicamente il ventre nel segreto della notte, vegliate da madri e nonne. C’è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto più parlato, le parole sono luoghi più dei luoghi stessi, e generano mondi. Un’isola delle storie che va visitata così: attraverso percorsi di parole che disegnino i profili dei luoghi, diano loro una forma al di là delle pietre lise, li rendano ricordo condiviso e infine aiutino a dimenticarli, perché non corrano il rischio di restare dentro e prenderne il posto. Questa storia è un viaggio in compagnia di dieci parole, dieci concetti alla ricerca di altrettanti luoghi, più uno. Undici mete, perché i numeri tondi si addicono solo alle cose che possono essere capite definitivamente. Non è così la Sardegna, dove ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente, conservando la misteriosa verginità delle cose solo sfiorate.”

(tratto dalla prefazione)

 

 

REDIPUGLIA – PRESENTE!

Vi voglio parlare di una località della mia regione il Friuli Venezia Giulia.

Una località che evoca echi lontani di guerra, in cui il silenzio assoluto ti avvolge, in cui puoi immaginare il tormento e il patimento degli uomini, in cui respiri la Storia.

Questa località si trova a pochi passi da Gorizia ed è il Sacrario Militare di Redipuglia, in Comune di Fogliano di Redipuglia.

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E’ il più grande sacrario militare d’Italia realizzato sulle pendici del Monte Sei Busi e custodisce i resti di più di centomila soldati caduti nelle battaglie svoltesi nelle zone circostanti (siamo nella zona di confine tra Italia, Austria e Slovenia – ex Jugoslavia) durante la Prima Guerra Mondiale.

Abbiamo deciso di fare questa sorta di “pellegrinaggio” proprio in occasione del centenario dello scoppio della “Grande Guerra”.

Prima di salire al Sacrario vero e proprio composto da tre livelli e le cui tre croci sulla sua sommità  richiamano l’immagine del Monte Golgota e la crocifissione di Cristo,

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decidiamo di visitare, parcheggiata l’auto nell’ampio parcheggio, il Colle S. Elia (Parco delle Rimembranze)  che si trova proprio di fronte al Sacrario.

Lungo il viale che ci porterà ad ammirare una colonna romana proveniente dalla vicina Aquileia, a ricordo di tutti i caduti di tutte le guerre, si trovano cippi commemorativi in pietra carsica con riproduzioni di cimeli ed epigrafi

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cimeli 3
stufa da trincea
telefono
telefono da campo
epigrafe
epigrafe commemorativa

In questa passeggiata  il silenzio e il rispetto sono palpabili…un silenzio innaturale, si respira un’atmosfera particolare.

Lasciato il Colle S. Elia, attraversiamo la strada e ci troviamo di fronte l’imponenza del Sacrario che mette un po’ soggezione, non solo per la sua Storia ma soprattutto per quello che simboleggia.

Percorriamo la “Via Eroica” lastricata di targhe in bronzo indicanti i nomi delle varie località carsiche in cui sono state combattute le battaglie, arrivando alle Tombe dei Generali (qui è sepolto il Comandante della Terza Armata Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, su sua espressa volontà).

Iniziamo la salita i cui gradoni custodiscono le spoglie di quasi 40.000 soldati identificati; è impressionante…credo che ognuno di noi riesca a trovare il proprio cognome, magari un trisnonno o un parente lontano, quasi una specie di albero genealogico. Sopra ogni gradone si legge la scritta “Presente”, ripetuta quasi all’infinito

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Arriviamo alla sommità della gradinata dove si trovano due grandi tombe comuni dei 60.000 soldati ignoti:

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Ci addentriamo alle spalle del Sacrario dove si trovano due sale Museali (chiuse! Sigh!) e l’Osservatorio con un plastico del territorio e delle battaglie

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Il Sacrario lo avevo visitato da piccola, probabilmente in gita con la scuola, ma tornarci da adulta e con mio marito mi ha dato delle emozioni forti, molti pensieri si accavallano e proprio mentre scendiamo la lunga scalinata i miei occhi incontrano questo:

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forse un omaggio di qualcuno che ci ha preceduto..o (come voglio pensare) un simbolo ed un segno di speranza in questo luogo che è si di morte ma soprattutto di ricordo e di monito.

“…Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo”

(tratto da “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu)

 

INFORMAZIONI

Redipuglia E’ raggiungibile in auto (autostrada Venezia-Trieste, uscita Redipuglia proseguendo per 2 km in direzione Fogliano Redipuglia), in treno (stazione ferroviaria di Redipuglia sulla linea Udine-Gorizia-Trieste), in aereo (aeroporto di Ronchi dei Legionari, 5 km).

Sempre aperto

Per la visita alle salette museali, Si consiglia di contattare la direzione per gli orari di apertura e chiusura

Segnalo anche il piccolo Museo a fianco del parcheggio in cui sono contenuti cimeli, uniformi e lettere dei soldati:

Via III Armata

34070 Fogliano Redipuglia (GO)

Tel. +39 0481 489024

Sentieri di Pace

Ufficio di Informazione e Accoglienza Turistica di Fogliano Redipuglia

Via III Armata, 54

I-34070 Fogliano Redipuglia (GO)

Tel. +39 0481 489139

plfogliano@tiscali.it

 

APPROFONDIMENTI

http://www.itinerarigrandeguerra.it/

Vorrei segnalare una bella iniziativa:

http://www.tapum.it/

“Il cammino della memoria”, quasi 2.000 km percorsi a piedi nei luoghi simbolo della Grande Guerra.

 

LIBRI

Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu (ed. Einaudi – anche ebook)

Ambientato sull’Altipiano di Asiago (non lontano da qui) è un libro memoria  che Lussu , ufficiale della Brigata Sassari, scrisse durante i suoi giorni sull’altopiano tra il giugno del 1916 e il luglio del 1917. E’ ritenuto (a ragione, secondo il mio modesto parere) una delle più grandi opere sulla Prima Guerra Mondiale.

“Catastrofe 1914 – L’Europa in guerra”  di Max Hastings (ed. Neri Pozza – anche ebook)

 

 

CASTELLO DI DUINO – TRA LEGGENDA E POESIA

 

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“Narra la leggenda che in un tempo assai remoto nella rocca di Duino abitava un cavaliere malvagio che disprezzava la sua sposa gentile e virtuosa.

Questa lo amava a tal punto da perdonargli tutte le offese e sperava di poter intenerire il suo cuore con parole amorevoli. L’uomo, invece, infastidito dall’atteggiamento della moglie, aveva escogitato un piano per ucciderla. Una sera l’attirò su una roccia stretta sotto le muraglie del castello per spingerla in mare. Esterrefatta la castellana volse lo sguardo al cielo, domandandogli aiuto. Un grido appena soffocato le uscì dalla bocca e rimase interrotto: nel suo grande dolore era rimasta pietrificata.

Da quel giorno verso l’ora degli spiriti la Dama Bianca si stacca dalla roccia e comincia a peregrinare. Per tre volte appare e per altrettante scompare nelle cupe sale del castello. Passa attraverso le porte chiuse, vaga di sala in sala finché non ritrova la culla in cui un tempo dormiva suo figlio.

Lì la Dama Bianca rimane in un silenzio profondo fino all’alba, quando, abbandonata quella culla, ritorna alla sua roccia, dove il dolore la trasforma nuovamente in pietra.

Altri, invece, raccontano di un candelabro romano che si trova in una sala del castello e che ogni notte arde ed attraversa i saloni, mentre le porte si aprono da sole.

È la Dama Bianca che lo regge quando, invisibile, vaga disperata per il castello.”

(fonte: http://www.camelot-irc.org)

 

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Rocca della Dama Bianca

Siamo a Duino, piccolo Comune (Duino-Aurisina) a pochi passi da Trieste, sulla strada costiera che già di per sé vale una visita.

In realtà la “Rocca della dama bianca” altro non è che quel che resta del vecchio Castello sorto nel XI secolo e distrutto  nel 1478 in seguito ad un attacco dei turchi.

Successivamente fu costruito nei primi anni del 1400  dai Walseeun un secondo Castello  che è attuale dimora dei Principi della Torre e Tasso.

La visita ci porta attraverso stanze, terrazze a picco sul mare da cui si gode di una vista sul Golfo di Trieste stupefacente, saloni in cui si respira aria di mistero, di storia e di cultura. Eh già: perché questa fu dimora temporanea per molti artisti tra cui Johann Strauss, Franz Liszt, Mark Twain, Gabriele D’Annunzio. Su tutti spicca la figura di Rainer Maria Rilke, che qui compose le sue famose “Elegie”.

Devo dire che mi sento un po’ in soggezione: sapere che gli stessi luoghi che sto visitando sono stati frequentati da tali personaggi mi rende quasi timorosa.

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Partciolare all’interno del Castello

Senza parlare del fatto che la presenza della Dama Bianca è palpabile..o almeno lo è per me! Sarà suggestione o pazzia incombente, ma girovagando per queste stanze ho come l’impressione di essere osservata.

Usciti dal Castello scendiamo verso il Parco e ci perdiamo nei suoi viali romantici, circondati da distese di fiori di ogni genere e da roseti, da statue e reperti archeologici; il tutto nella magnifica cornice del blu infinito del mare. Resto incantata e sognante: immagino come doveva essere la vita qui tra feste, balli, intrighi e innamoramenti.

Il ritorno alla realtà è immediato quando scendiamo al Bunker. Costruito nel 1943 dalla Marina tedesca a difesa della base di Sistiana contro un eventuale sbarco alleato.

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E’ una struttura scavata nella roccia profonda quasi 20 metri. Oggi nella “sala centrale” trovano posto cimeli dell’epoca: uniformi, elmetti, armi della Seconda Guerra Mondiale e della successiva occupazione anglo-americana che ne fece un deposito di carburante!

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Ed una vecchia bicicletta, chissà come mai abbandonata qui

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Il contrasto tra il Parco e questo luogo mi fa mancare il respiro: sento il bisogno di uscire e riprendere contatto con la luce!

Niente di meglio che fare una passeggiata attraverso il Sentiero Rilke che collega Duino a Sistiana. Il Sentiero prende il nome da uno dei più importanti poeti di lingua tedesca del XX secolo, che come già detto soggiornò a lungo al Castello ospite dei Principi Torre e Tasso e che qui amava passeggiare. Come dargli torto!?

Lungo il percorso di quasi 2 km., che costeggia la Riserva Naturale Regionale delle Falesie di Duino  e si affaccia sul Golfo di Trieste, camminiamo protetti da una staccionata di legno e ci perdiamo nei profumi della macchia mediterranea, ci meravigliamo alla vista delle falesie e al panorama che si apre sotto e intorno a noi:

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Durante il percorso ci fermiamo ad ammirare tutto questo dai vari “belvedere” che sono all’uopo stati costruiti o adattati. Osserviamo anche le numerose postazioni belliche risalenti alla Seconda Guerra Mondiale.

La passeggiata è davvero piacevole e poco impegnativa dal punto di vista fisico. Siamo fortunati e la giornata è resa limpida da un leggero vento di bora che ci permette di volgere lo sguardo fino alla Laguna di Grado e alla costa istriana.

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(mappa tratta da http://www.sentieridautore.it)

Sta per fare buio e a malincuore rientriamo verso il parcheggio e ci dirigiamo lungo la strada costiera fino ad arrivare al Castello di Miramare.. Ma questa…è un’altra storia:

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E lo spettacolo di questo tramonto:

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è sicuramente un regalo della Dama Bianca.

…]

Gli amanti potrebbero, se sapessero come, nell’aria della notte

dire meraviglie. Perché sembra che tutto

faccia segreto di noi. Guarda, gli alberi sono; le case,

che noi abitiamo, rimangono. Solo noi tutto

trapassiamo, come l’aria che muta.

E tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace

un’onta, forse, un po’ come si tace una speranza ineffabile.

[…]

Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi

 

INFORMAZIONI

Castello di Duino – Via Castello di Duino, 32 – Duino Aurisina (Trieste)

Tel. 040 208120 – Fax 040 208022

E-mail: per informazioni sulle visite: visite@castellodiduino.it

per altre informazioni: info@castellodiduino.it

Sito Web: www.castellodiduino.it

Il Castello di Duino è raggiungibile in auto (autostrada Venezia-Trieste, uscita Duino, proseguire per 400 mt.)

In treno: Stazione Trieste – bus 51 – 20 minuti

In aereo: Aeroporto di Trieste – tempo di percorrenza 30 minuti; Aeroporto di Venezia – tempo di percorrenza 1 ora e mezza

 

LIBRI

“Elegie Duinesi” di Rainer Maria Rilke (ed. Universale Economica Feltrinelli)

“Morte di un’ape regina” di Francesca Raffaella Guerra (ed. Ubi Minor)

Questo libro fa parte della collana “Friuli, terra di misteri” in cui l’autrice fa conoscere luoghi poco noti ma  meravigliosi di questa terra. Si tratta di libri gialli che si leggono d’un fiato.

Questo in particolare è ambientato a Duino; il Castello e la leggenda della Dama Bianca sono parte integrante del racconto. Narra le vicende di un gruppo di adolescenti la cui bravata sfocerà in tragedia.