TRA MARE E MINIERE

Questa volta voglio portarvi a fare un giro in Sardegna. Ma non la solita Sardegna di Porto Cervo o della Costa Smeralda.

Ogni volta che torniamo nella terra natia di mio marito cerchiamo qualche posticino caratteristico e magari un po’ isolato – anche in agosto – per scoprire un pezzettino di questa regione meravigliosa che mi ha rapito il cuore.

La Sardegna non è solo mare da sogno, ma soprattutto, terra misteriosa, leggendaria, un’isola che mantiene ancora molte tradizioni arcaiche, e per me che amo le “memorie”  dei luoghi  che visito, una vera scoperta.

4 mori.jpg

Così in questa ricerca sono riuscita a far vedere anche a mio marito un pezzo della sua terra sconosciuta anche a lui.

Partiamo alla volta di Stintino nella costa nord-occidentale dell’Isola; faremo “base” presso il B&B “Sul Porto” gestito dal bravissimo, entusiasta e simpaticissimo Giorgio (Giorgio Gavini / giogav@yahoo.it / + 39 392.3860048) che ci ha fatto sentire come a casa!

Il luogo che andremo a visitare si trova a circa 40 km da Stintino; percorriamo la strada statale n° 18 che fa da sfondo a boschetti di macchia mediterranea nel territorio della Nurra; il panorama è mozzafiato tra dune, calette paradisiache , rocce scolpite dal vento e dal tempo.

panorama.jpg

Parcheggiamo l’auto nella piazza del paesino accanto al “Bar del Minatore” e ci addentriamo lungo le vie.

L’Argentiera fa parte del Parco Geominerario della  Sardegna e in questo momento è in corso la ristrutturazione della vecchia “laveria di legno”, un insieme di edifici addossati l’uno all’altro il cui materiale costruttivo principale è il legno e che era collegata alle galleria da cui venivano trasportati i minerali:

miniera.jpg

La vecchia miniera, abbandonata definitivamente nel 1963, era stata realizzata nel 1840 ed era atta all’estrazione di argento, piombo e zinco, grazie alla quale il piccolo insediamento prosperò. Ma l’erosione delle rocce dovuta alla vicinanza al mare causò una serie di crolli devastanti in cui morirono moltissimi minatori, le cui anime  – si dice – si aggirino ancora nei vecchi ruderi.

Camminando in questo luogo magico e misterioso quello che più mi colpisce è il silenzio; solo il rumore del  vento di maestrale fa da colonna sonora alla nostra visita. L’atmosfera è unica e affascinate; non posso fare a meno di immaginare la vita frenetica e faticosa durante il periodo di massimo splendore della miniera. Le  abitazioni dei minatori sembrano parlare di momenti terribili e di momenti conviviali. Sembra che il tempo si sia fermato nel momento esatto in cui la miniera venne abbandonata e della presenza di uomini e donne che qui vissero resta solo la testimonianza di queste mura silenti ed una vecchia ancora abbandonata davanti alla porta della Chiesa intitolata a Santa Barbara, protettrice dei minatori:

ancora.jpg

Guardando il mare, così impetuoso e altero, sferzato dal maestrale, non posso fare a meno di pensare al libro di Salvatore Niffoi “Ritorno a Baraule”.

tempesta.jpg

Ha un che di maestoso, irraggiungibile, surreale, una forza straordinaria che bene si accosta al paesaggio circostante.

La caletta che raggiungiamo è di sabbia fine e scura con striature argentee; il mare è limpidissimo e cristallino che contrasta con gli scogli scuri, creando dei giochi  di luce che mi abbagliano.

Per oggi rinunciamo al bagno visto che il mare è davvero molto agitato, ma ci ripromettiamo di tornarci perché questo luogo ci ha affascinato e colpito come pochi, magari durante il Festival letterario “Sulla terra leggeri” che si svolge tra luglio ed agosto in questa cornice suggestiva.

onde.jpg

Certo, non è forse la Sardegna che ti aspetti, ma se siete alla ricerca di luoghi incontaminati, di emozioni, di luoghi che “parlino” questo è il posto che fa per voi. Ma affrettatevi: una volta che la ristrutturazione del borgo minerario sarà terminata sono certa che diventerà metà fissa per molti turisti!

 

INFORMAZIONI

L’Argentiera si trova nel comune di Sassari, è raggiungibile percorrendo la strada che da Porto Torres conduce fino a Palmadula; bisogna proseguire sulla SP 18 in direzione Argentiera.

LIBRI

“Passavamo sulla terra leggeri” di Sergio Atzeni (ed. Mondadori – anche ebook)

La storia romanzata dei S’ard, i “danzatori delle stelle”, gli antichi abitanti della Sardegna, tra battaglie, tradizioni , protagonisti realmente esisti e inventati.

 

“Ritorno a Baraule” di Salvatore Niffoi (ed. Adelphi)

Una Sardegna immaginaria, un viaggio all’interno delle tradizioni, tra cose dette e silenzi pesanti. Un giallo “esistenziale”

 

“Accabadora” di Michela Murgia (ed. Einaudi)

“Colei che finisce”: è questo il termine sardo che indicava una donna, che “accompagnava” alla morte persone anziane e malate. In questo libro ritroviamo una Sardegna arcaica, entriamo nelle tradizioni di una terra aspra che ancora oggi vivono. La Murgia in questo libro tocca temi delicati quali l’adizione e l’eutanasia con tatto e delicatezza.

 

“Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede” di Michela Murgia (ed. Super ET – anche ebook)

“Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate, morti che sono colpa di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove la luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, truci culti di santi che i papi si sono scordati di canonizzare, porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir contro i quali le promesse spose strusciano impudicamente il ventre nel segreto della notte, vegliate da madri e nonne. C’è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto più parlato, le parole sono luoghi più dei luoghi stessi, e generano mondi. Un’isola delle storie che va visitata così: attraverso percorsi di parole che disegnino i profili dei luoghi, diano loro una forma al di là delle pietre lise, li rendano ricordo condiviso e infine aiutino a dimenticarli, perché non corrano il rischio di restare dentro e prenderne il posto. Questa storia è un viaggio in compagnia di dieci parole, dieci concetti alla ricerca di altrettanti luoghi, più uno. Undici mete, perché i numeri tondi si addicono solo alle cose che possono essere capite definitivamente. Non è così la Sardegna, dove ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente, conservando la misteriosa verginità delle cose solo sfiorate.”

(tratto dalla prefazione)

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...